Un bebè, tanti genitori

genitoriCon le tecniche di riproduzione artificiale si svincola la procreazione dalla coppia, dalla famiglia e dalla sessualità. I figli diventano un progetto a tavolino, vengono generati dalla mente. Grazie all’ingegneria genetica possono diventare genitori donne single, uomini single, donne in menopausa, coppie sterili (omo o eterosessuali), perfino coppie fertili, se la donna non vuole rovinare il suo corpo (come nel caso di Nicole Kidman, che è ricorsa alla gestazione per altri, ossia a una madre surrogata). Così come la donna che presta il suo utero può non diventare madre, non esercitare la maternità, nonostante partorisca una vita. Se la scissione della genitorialità dal contributo genetico era già stata introdotta dall’eterologa, la separazione dalla corporeità della gravidanza che si realizza con la surroga determina una completa estraneità fisica fra madre legale e figlio. Una caratteristica della surroga è il numero elevato di coloro che in qualche modo contribuiscono al concepimento, e sono quindi coinvolti nel contratto: la coppia committente, i donatori di gameti (sia maschili che femminili), la madre surrogata, il suo eventuale partner (che spesso deve dare il proprio consenso), la clinica in cui avviene la procedura (dalla preparazione della surroga alla fecondazione in vitro fino al parto, inclusa la presa in carico della gravidanza), gli intermediari, solitamente organizzati in agenzie, interne o esterne alla clinica stessa, e che comprendono coloro che assoldano le surrogate e le donatrici e soprattutto un team legale che formalizza il contratto di surroga con tutto quel che ne consegue. Difficilmente, infatti, l’intero processo coinvolge soggetti all’interno di uno stesso Stato. Molto più spesso si tratta di “surroga internazionale”: i casi più frequenti sono quelli di ricchi committenti di Paesi occidentali e di donatori e surroghe di Paesi terzi o a economie emergenti, con cliniche e intermediari a loro volta situati in nazioni ancora diverse. I contratti che vengono stipulati devono tenere conto della legislazioni di tutti i Paesi variamente coinvolti, e i nodi vengono al pettine solitamente alla nascita del bambino, quando le autorità del Paese in cui nasce devono stabilirne cittadinanza, filiazione e responsabilità genitoriale. Le combinazioni possibili sono tantissime, aumentate negli ultimi anni dal diffondersi del riconoscimento di unioni di persone dello stesso sesso, che finiscono sempre per assumere forme simil-matrimoniali includendo, di conseguenza, anche varie possibilità di accesso alla filiazione, prima fra tutte la stepchild adoption, cioè la possibilità di adozione del figlio del partner. Non è raro che tanti contributi biologici da diversi Paesi finiscano per rendere il neonato da surroga a orfano e apolide, in un limbo giuridico in cui nessuno è veramente in grado di pronunciare la parola definitiva. La domanda ultima è quindi: chi sono i genitori di un bambino? Una domanda senza risposte univoche quando la genitorialità biologica è frammentata e quella legale può essere solo stabilita convenzionalmente, mediante contratti di tipo economico e commerciale, che non necessariamente implicano accordi matrimoniali, ignorando tutti i risvolti etici e le nuove forme di sfruttamento create dal nuovo mercato del corpo e della procreazione. La maternità surrogata è un’industria ed è il «trionfo del narcisismo genetico» di chi non può o non vuole avere figli ma esige di trasmettere a tutti i costi la propria eredità genetica. Per questo bisogna fermarla. La maternità surrogata mercifica i corpi delle donne, riduce i bambini a oggetti da ordinare da parte di chi se li può permettere, etero o omosessuali, calpesta i diritti delle donne e dei bambini, li espone a enormi rischi per la loro salute. Ma non basta: recide il legame primordiale fra madre e figlio, apre la porta alla sperimentazione eugenetica e porta al traffico di donne. Oggi coppie sterili, single, gay, vip che non vogliono il disagio di una gravidanza noleggiano una donna per la loro riproduzione. Questo, oltretutto, scoraggia l’adozione e condanna migliaia di bambini a crescere in pessime istituzioni. Vedere la madre cedere il nuovo nato in cambio di denaro crea traumi profondi. la schiavizzazione di donne come macchine da riproduzione si sta espandendo a causa dei debiti di molte famiglie e della potenza dell’industria della fertilità che ora si presenta come alleata delle lobby gay. Gli Usa sono il secondo fornitore di uteri in affitto al mondo, dopo l’India.
Fonti: Assuntina Morrresi, Elena Molinari – Avvenire è Vita.

Dott. Luca Sanchioni

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